Stare vicino al mare può renderci veramente più calmi e creativi? La teoria della 'Mente Blu' è un concetto reso popolare dallo scrittore e ricercatore Wallace J. Nichols nel suo libro 'Blue Mind' del 2014. Perché la Natura è così seducente nelle menti ingombre di pensieri? Nella famosa teoria della mente blu Wallace J. Nichols, biologo marino e autore del libro "Blue Mind" pubblicato per la prima volta il 10 giugno 2014, ritiene che tutti noi abbiamo un rapporto particolare con il colore blu. L’autore descrive in dettaglio come la mente entra in uno stato meditativo quando si è vicini, dentro, sott'acqua o sull'acqua, soffermandosi sugli straordinari effetti dell’acqua sulla nostra salute e sul nostro benessere. Blue Mind è diventato da allora un importante fondamento per le informazioni disponibili sul modo in cui gli esseri umani interagiscono con l’acqua a livello psicologico. È stato un passo fondamentale per comprendere il motivo per cui molti di noi si sentono istintivamente più calmi quando si trovano in prossimità della "materia blu", una teoria che Nichols da allora ha coniato appunto "mente blu". Le nostre vacanze sulla spiaggia, i nostri sport acquatici come le immersioni subacquee, il surf, il nuoto la vela e la ricerca di un affitto o l’acquisto di una casa vicino al mare attorno alla vicinanza all’acqua, è tanto dire. La nostra affinità con l’acqua si riflette anche nell’attrazione quasi universale |
Dopo che le acque reflue radioattive, ma trattate e diluite, hanno iniziato ad essere rilasciate vicino alla centrale nucleare di Fukushima, Russia e Cina vietano l'importazione di prodotti ittici. Gli ispettori delle Nazioni Unite dell'IAEA "International Atomic Energy Agency" (Agenzia internazionale per l'energia atomica), di cui fanno parte scienziati provenienti da Cina, Corea del Sud e Canada, giovedì 19 ottobre, vicino alla centrale nucleare di Fukushima, hanno prelevato campioni di pesce in un mercato ittico vicino alla centrale nucleare danneggiata dallo tsunami del 2011, che ha rilasciato liquami in agosto. L’esame è stato effettuato presso l’Istituto di ricerca sull’ecologia marina nella città costiera di Onjuku vicino a Tokyo. Altri ispettori addetti al laboratorio hanno confezionato campioni di pesce per misurare la quantità di cesio, che secondo gli esperti è importante monitorare perché tende a rimanere nei muscoli dei pesci. Il lavoro di campionamento del 16 -23 ottobre sarà seguito da una task force separata dell'IAEA che esaminerà la sicurezza dello scarico dell'acqua. Ma il Giappone stesso afferma che il pesce è sicuro ed è stato confermato subito dopo dagli stessi ispettori. La Russia sta limitando le importazioni di prodotti ittici giapponesi come "misura precauzionale" in seguito al rilascio di acqua radioattiva trattata dalla centrale nucleare. Lo hanno dichiarato lunedì 16 ottobre le autorità russe, innescando una forte opposizione da parte di Tokyo. Il Servizio federale russo per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria "Rosselkhoznadzor ha affermato che la Russia, a partire dal 16 ottobre scorso, ha aderito alle misure restrittive temporanee della Cina riguardanti l'importazione di pesce e altri frutti di mare dal Giappone. Lo stesso giorno, il ministero degli Esteri giapponese Yoshimasa Hayashi ha affermato di "chiedere con forza" che la Russia ritiri la restrizione, definendo la decisione "estremamente umiliante" in quanto priva di fondamento scientifico. Il governo russo ha affermato che le misure sono entrate in vigore il 16 ottobre e rimarranno in vigore fino a quando non sarà possibile verificare che i prodotti ittici soddisfino gli standard di sicurezza russi e quelli dell’Eurasian Economic Union(Unione economica eurasiatica), un gruppo di stati post-sovietici. L'organo esecutivo del Ministero dell'A |
Nei prossimi decenni la maggior parte delle specie vegetali che si sono evolute per vivere dovranno affrontare un clima che non le sottoporrà allo stesso tipo di stress in cui si sono evolute, ma sarà il cambiamento climatico che potrebbe causare la loro scomparsa con la proliferazione dei parassiti che le uccideranno. È arrivato dunque il momento di evitare questo genocidio della natura, che continua imperterrito, e cercare di identificare le condizioni che causano la morte delle piante. Ciò ci consentirà di proteggerle meglio scegliendo obiettivi di conservazione in modo più strategico. È quanto sostengono Leonie Schönbeck, Marc Arteaga, Humera Mirza, Mitchell Coleman, Denise Mitchell, Xinyi Huang, Haile Ortiz, e Louis S. Santiago, botanici della University of California, Riverside"-UCR-. In un recente articolo del 12 settembre 2023 pubblicato su "Conservation Physiology", con il titolo Plant physiological indicators for optimizing conservation outcomes (Indicatori fisiologici delle piante per ottimizzare i risultati di conservazione), gli autori documentano come gli scienziati possono conoscere i limiti oltre i quali le funzioni vitali delle piante si interrompono, sostenendo che non agire è un errore in quest’epoca di crescente siccità ed incendi. Louis S. Santiago, coautore dello studio e professore di botanica dell'UCR, dichiara: "Possiamo misurare la quantità di perdita d'acqua che le piante possono tollerare prima che inizino ad appassire, e possiamo conoscere la temperatura alla quale la fotosintesi si ferma per diversi tipi di piante. È molto importante misurare i limiti critici di quando ciò avverrà, e non solo determinare come stanno andando ora. L'avvizzimento, ovvero la perdita di pressione del turgore cellulare’ quando la pianta perde acqua, non è sempre fatale ma è ad un passo verso la sua fine. Secondo Santiago, tutto è iniziato dopo l'ultima siccità quando si è assistito alla sofferenza delle piante. Giova ricordare che gli scienziati del "Goddard Institute of Space Studies" - l'Istituto Goddard per gli studi spaziali della NASA a New York è dedicato Robert Goddar, uno dei pionieri della missilistica moderna ed uno dei maggiori laboratori che riguardano le scienze dello spazio - hanno accertato che l’estate del 2023 è stata la più calda sulla Terra da quando sono iniziate le registrazioni globali nel 1880. I cambiamenti sono stati più evidenti in tre aree specifiche della Terra, vale a dire il Mediterraneo, il Sud America sud-o |
Le lezioni del passato della Terra possono aiutarci a sopravvivere alla crisi climatica‽ Le minacce di ieri e quelle di oggi hanno in comune il cambiamento climatico e i continui appelli della comunità scientifica internazionale sono puntualmente disattesi. Siamo la prima generazione a sentire il dolore del cambiamento climatico e gli ultimi a poter fare qualcosa al riguardo, sostiene Michael Mann nel suo recente libro Our fragile moment. La minaccia esistenziale posta dal riscaldamento globale è diventata una sorta di cliché. Mentre il cambiamento climatico passa dall’essere un pericolo imminente a una realtà mortale per vaste aree del pianeta, si discute sull’ampia frattura tra ciò che gli scienziati dicono sia necessario fare per moderare un disastro imminente e la realtà permanente della politica internazionale di ciò che è possibile fare. MICHAEL MANN E IL PIANETA RICCIOLI D'ORO Il nome del pianeta "riccioli d'oro" deriva dalla fiaba per bambini Riccioli d'oro e i tre orsi, dove la bambina protagonista, chiamata appunto Goldilocks (Riccioli d'oro"), sceglie tra (grande o piccolo, caldo o freddo, ecc...)sempre la via di mezzo, ignorando gli estremi. Allo stesso modo, un pianeta Goldilocks non è né troppo vicino né troppo lontano da una stella, in modo da non escludere la presenza di acqua liquida sulla sua superficie, elemento fondamentale per la presenza di vita così come gli esseri umani la concepiscono. Così Mann: Goldilocks ha acqua, un’atmosfera ricca di ossigeno e uno strato di ozono che protegge la vita dai dannosi raggi ultravioletti. Non fa né troppo freddo né troppo caldo, apparentemente giusto per la vita. Nonostante la nostra continua ricerca – che, con il recente avvento del telescopio James Webb, si estende ora per quasi quattordici miliardi di anni luce –non abbiamo trovato finora nessun altro pianeta nell’universo con condizioni così favorevoli. È quasi come se questo pianeta, la Terra, fosse fatto su misura per noi. Eppure sembra non esserlo…. |
Dalle montagne giapponesi alle foreste tedesche, alcune specie di animali testimoniano gli effetti a lungo termine dei test e degli incidenti nucleari condotti dagli Stati Uniti decenni fa. Gli autori dello studio TARTARUGHE MARINE Per le tartarughe marine, pochi habitat sono più adatti rispetto alle fresche acque del Pacifico intorno al verde dell’atollo di Eniwetok, a metà strada tra l'Australia e le Hawaii. Questi meravigliosi rettili, perfettamente adattati alla vita marina, riportano la firma nucleare dei test condotti dagli Stati Uniti dove, negli anni quaranta, l’esercito americano faceva esperimenti nucleari. Adesso, in quei luoghi meravigliosi, c’è il rischio reale di fuoriuscita di detriti radioattivi da quella cupola, come nella foto che segue, costruita proprio per "tacitare" il problema. L, e tartarughe marine, sono solo una delle tante specie colpite dal dominio dell'uomo sull'energia nucleare. Un habitat perfetto, tranne che per un piccolo dettaglio: le radiazioni. Dopo aver conquistato l'atollo durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti per 43 volte vi testarono armi nucleari, poi seppellirono i rifiuti radioattivi in quella "tomba di cemento" che da allora cominciò a rompersi. Successivamente gli scienziati hanno scoperto l’eredità radioattiva nei gusci delle tartarughe marine che vivono nelle acque circostanti, rendendo questi rettili, prestati al mare - proprio come balene, delfini e altri cetacei che si sono evoluti da mammiferi terrestri - uno dei tanti animali colpiti dalla contaminazione nucleare globale. Dalle montagne giapponesi alle foreste tedesche, alcune specie di animali testimoniano gli effetti a lungo termine dei test e degli incidenti nucleari condotti dagli Stati Uniti decenni fa. Sebbene le radiazioni provenienti da questi animali generalmente non minaccino gli esseri umani, riflettono il patrimonio nucleare dell’umanità. "È un avvertimento! La natura non dimentica., afferma Georg Steinhauser, radiochimico dell’Università di Tecnologia di Vienna ed esperto di radioattività animale. |
Vi sono prove sempre più evidenti che i grandi mammiferi dei mari e degli oceani, siano una delle principali "prede" delle grandi navi e cause di mortalità per questi colossi marini, alcuni in via di estinzione come la balenottera azzurra e gli squali; una lista che non sembra mai ridursi. Con la crescita dell’intera flotta mondiale, sono sufficienti poche iniziative che potrebbero cambiare questa penosa circostanza degli scontri di navi con i grandi mammiferi marini che dipende dal trasporto marittimo, che è in aumento. Tre ricercatori inglesi, descritti a margine di questo articolo, il 6 settembre scorso hanno pubblicato su Nature uno studio in cui sostengono che sono sufficienti pochi accorgimenti per frenare la uccisione degli oceani. LE STRAGI SILENTI DELLE NAVI NEI CONFRONTI DEI GRANDI MAMMIFERI DEI MARI E DEGLI OCEANI Si tratta degli animali selvatici più affascinanti, oltre che più amichevoli nei confronti dell’umanità e più intelligenti del mondo e che sono di forte impatto negli oceani. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la flotta mercantile mondiale, dalle petroliere alle navi portarinfuse e alle navi portacontainer, è raddoppiata in soli 16 anni arrivando a contare più di 100.000 navi. Entro il 2050, il traffico marittimo aumenterà probabilmente fino al 1.200 % e, questi numeri, combinati con i dati su dove le reti marittime si sovrappongono ai movimenti e alle aggregazioni di animali marini, insieme alle valutazioni degli effetti degli attacchi navali su alcune specie marine, presentano un quadro sempre più allarmante. Una balena uccisa in una collisione con una nave, giace di fronte alla prua mentre la nave attracca a Marsiglia, in Francia. In base a numerose ricerche - qui ne riportiamo una sintesi - spiegano Freya C. Womersley, Alexandra Loveridge e David W. Sims del Regno Unito, c’è la consapevolezza che gli attacchi navali potrebbero contribuire a favorire effettivamente al declino della popolazione di molti animali, portando a profondi effetti in tutti i loro ecosistemi; ad esempio alterando i cicli biogeochimici detti anche cicli gassosi come quelli del carbonio, dell'ossigeno e dell'azoto. Tuttavia, rispetto ad altre minacce alla biodiversità marina, come il cambiamento climatico e l’inquinamento, il problema degli "incontri ravvicinati" con le navi che danne |
Un’altra conseguenza devastante del cambiamento climatico sarà il collasso del vasto sistema di correnti marine Il sistema di correnti oceaniche, noto come nastro trasportatore marino, svolge un ruolo centrale nella regolazione del clima globale, in particolare tra i tropici e le parti più settentrionali della regione dell’Oceano Atlantico. Recentemente, il movimento della Corrente del Golfo nell'Oceano Atlantico settentrionale, che è una delle correnti marine più potenti e significative al mondo e costituisce un segmento del nastro trasportatore marino, ha subito un importante rallentamento. Le cupe previsioni, basate sui calcoli dei ricercatori dell'Università di Copenaghen, fanno parte di un nuovo studio, pubblicato il 9 marzo 2023 sulla rivista Nature Communications dal titolo "Why residual emissions matter right now", ovvero (Perché le emissioni residue sono importanti in questo momento). Il prof. Peter Dittlebsen ed altri ricercatori che fanno parte del l'Istituto Niels Bohr e del Dipartimento di Scienze Matematiche dell’Università di Copenaghen hanno previsto che il sistema di correnti oceaniche che attualmente diffonde freddo e caldo tra l’Oceano Atlantico settentrionale e i tropici si fermerà completamente appunto nel prossimo futuro se le emissioni di gas serra inquinanti continueranno agli stessi livelli di oggi. Utilizzando strumenti statistici avanzati e dati sulla temperatura dell'oceano degli ultimi 150 anni, i ricercatori hanno calcolato che la corrente oceanica, noto anche come (AMOC), si fermerà con una probabilità del 95% tra il 2025 e il 2095. Monitoraggio dell'Oceano: Ciclo di osservazione dell'oceano di 10 giorni di Argo (Immagine: Argo). Secondo i ricercatori, il caos climatico, porterà in particolare ad un aumento del riscaldamento ai tropici e potenti tempeste nella regione del Nord Atlantico. "L'arresto del nastro trasportatore marino potrebbe avere conseguenze molto gravi per il clima terrestre, tra l'altro modificando la distribuzione del calore e delle precipitazioni nel mondo. Mentre il raffreddamento dell'Europa può sembrare meno grave in giorni in cui l'intero pianeta si sta riscaldando e le onde si verificano con maggiore frequenza, l’arresto del nastro trasportatore marino por |
Per anni, studioso dell’ambiente, non è difficile ribadire che il clima, che sta uccidendo il pianeta blu, Sempre presenti nella mia memoria degli anni '70. In ordine da sinistra a destra: Franz Riccobono storico e collaboratore dell’Università di Messina presso l’istituto di Geologia, Paleontologia e dell’istituto di Geografia e Oceanografia - Filippo Foti da studente in Scienze Naturali - Prof.ssa Laura Bonfiglio già docente di Paleontologia e Paleoecologia UNIME - Filippo Foti mentre discute la tesi di laurea in oceanografia - Le congratulazioni del prof. Guglielmo Stagno d’Alcontres, preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali - Prof.ssa Antonina Donato, indimenticabili il Suo sorriso e la Sua simpatia, è stata mio mentore e docente di Anatomia Comparata presso il Corso di Laurea in Science Naturali della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. Dal 1998 al 2000 è stata Preside del Corso di Laurea in Scienze Naturali. Seguono le Sue congratulazioni. Ho deciso di studiare il cambiamento climatico dopo essermi reso conto di quanto colpisce profondamente le persone più povere ed emarginate del mondo. Dopo aver conseguito il 13 marzo 1976 la laurea in Scienze Naturali a Messina dove ho fatto ricerche e pubblicato un trattato di oceanografia e dopo una specializzazione nella Facoltà di Agraria presso l’Università di Perugia in consulente socio-economico, sto continuando ad occuparmi di scienze attraverso questo blog. Il mio vissuto, ovvero il tipo di lavoro svolto fino a pochi anni fa, interessando poco il lettore, lo tralascio e passo a scrivere da naturalista. Sfrutto ogni opportunità per scrivere di come il cambiamento climatico ci sta influenzando e cosa possiamo fare al riguardo. Poche persone in realtà rifiutano la scienza del cambiamento climatico, ma a volte resistono alle soluzioni, o semplicemente non ne sono consapevoli. Nei sondaggi, secondo un'analisi pubblicata nel mese di aprile 2022 sulla rivista Climatic Change, la maggioranza delle persone, il 69% in tutto il mondo, afferma che il cambiamento climatico è una minaccia piuttosto seria’ o una minaccia molto seria’. Filipe Duarte Santos, professore ordinario di fisica, geofisica e ambiente all'Università di Lisbona, a proposito delle preoccupazioni sul cambiamento climatico e delle condizioni meteorologiche avverse, ha pubblicato il 30 marzo 2023 su Springer Nature’ La sfida del cambiamento climatico globale e il suo rapporto con la sostenibilità, il movimento climatico globale ha catturato l'attenzione del mondo e probabilmente influenzerà il futuro corso degli eventi. Duarte Santos, che ha al suo attivo un vasto curriculum, compreso un forte lavoro di ricerca nel campo delle scienze ambientali e in particolare sul cambiamento climatico, sostiene da tempo: Raggiungere l'obiettivo internazionale di gestire la temperatura a 2°C con tecnologie ragionevolmente accessibili, con le politiche attuali non è considerato fattibile ed anche con strategie di mitigazione molto ambiziose. Il risultato dipende fortemente da quando inizia l'implementazione della politica di mitigazione. Se il percorso ottimale costi-benefici viene ritardato di 20-30 anni, nel 2100 l'aumento del Global Mean Surface Temperature - GMST, ovvero (La temperatura superficiale media globale osservata) sarà di 4°C o più. Resta da vedere, precisa Duarte Santos, se la politica climatica mondiale finirà per seguire la traiettoria dei 3,5°C o rimanere al di sotto degli obiettivi di temperatura dell'accordo di Parigi. Se accade la prima ipotesi, questa può essere interpretata come una concretizzazione dei vincoli imposti della scuola di pensiero economica, cosiddetta neoclassica, (l'area oggi denominata microeconomia). La microeconomia consiste nella ricerca di una soluzione al problema del cambiamento climatico che ha fortemente sostenuto il libero scambio come motore per lo sviluppo economico e come modo per sfruttare i vantaggi comparativi dei paesi, secondo la quale condizione necessaria e sufficiente affinché si realizzi lo scambio tra due paesi è che esista una differenza tra i costi comparati delle merci che vengono scambiate, quale che sia il livello dei costi assoluti. In conclusione, c'è una grande distanza tra le attuali politiche mondiali sul cambiamento climatico e le politiche ottimali di mitigazione globale delle multinazionali che dovrebbero affrontare efficacemente la sfida del cambiamento, ma le prime sono fortemente influenzate appunto dal preponderante dominio globale dell'economia. Il punto non è perdere tempo a scrivere per i pochi che ancora respingono il cambiamento climatico, ma per chi è preoccupato e non sa cosa fare. Studioso dell’ambiente, non mi è difficile ribadire che il clima sta uccidendo il pianeta blu e sta cambiando più velocemente ora che in qualsiasi altro momento della storia umana. Gli inverni si stanno riscaldando. Le primavere arrivano prima. Le estati sono più calde. Non si tratta solo delle medie; il nostro tempo sta diventando più strano mentre il cambiamento climatico procede imperterrito contro di noi. Sappiamo perché ciò sta accadendo: la causa è ascrivibile ad uno sparuto gregge di prezzolati che va da scienziati corrotti alle lobby. Per oltre un secolo, scienziati e climatologi, almeno quelli che in parte ho citato attraverso queste pagine, attraverso le loro pubblicazioni sottoposte a revisione paritaria, hanno esaminato tutte le altre ragioni per cui il clima è cambiato in passato: cicli naturali, vulcani, cambiamenti nell'energia solare. In base a questi fattori, in questo momento, il pianeta si sarebbe dovuto raffreddare gradualmente, invece, si sta riscaldando sempre più velocemente e la colpa è delle nostre’ scelte. Uno studio del 2021 ha rilevato che il 98,7% degli esperti del clima ha indicato che la Terra si sta riscaldando principalmente a causa dell'attività umana. Tra gli scienziati che ho citato spese volte attraverso questo blog, uno su tutti è Michael E Mann, uno degli esperti del clima più influenti al mondo. Più carbone, petrolio e gas bruciamo, più gas che intrappolano il calore si accumulano nell'atmosfera, avvolgendo una coperta’ in più attorno al pianeta. Cosa possiamo fare dunque? Possiamo accelerare la nostra transizione verso l'energia pulita? Ciò include l'aumento dei programmi nazionali di determinazione del prezzo del carbonio, come del resto più di quaranta paesi lo hanno già fatto! Ammodernamento delle case, riduzione degli sprechi alimentari (lo sapevate che, secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), circa un terzo di tutto il cibo prodotto (dai campi alle nostre tavole) finisce per essere buttato via. Questo è un enorme spreco di risorse, tra cui energia, acqua, suolo, fertilizzanti e pesticidi usati per produrre cibo. Lo spreco alimentare danneggia anche l'ambiente perché i cibi in decomposizione provocano inquinamento, compreso il metano, un gas serra molto potente. In uno studio condotto in Israele, pubblicato il 14 luglio 2023, ho rilevato che il 45% di tutti i rifiuti domestici è costituito da rifiuti alimentari e il 54% dei rifiuti alimentari è costituito da alimenti ancora commestibili, in particolare frutta e verdura e l’utilizzo della tecnologia per ridurre la quantità di energia necessaria per tutto, dal tenere accese le luci alla Supply Chain Management - SCM, ovvero alla (Gestione del flusso complesso delle merci), approvvigionamento, produzione e distribuzione che possono avere un impatto enorme. Possiamo altresì contribuire proteggendo e ripristinando la natura che ci circonda, dalle foreste alle cinture verdi urbane e implementando pratiche agricole rigenerative rispettose del clima come colture di copertura, piante che vengono piantate per coprire il suolo, e una migliore gestione dei fertilizzanti. Oppure adattarsi al cambiamento già avvenuto, non ci resta che questa opzione? Questa è la resilienza climatica: adattarsi ai cambiamenti già avvenuti come piantando alberi per mantenere i quartieri più freschi, assicurandosi che le loro infrastrutture e servizi pubblici siano pronti per tempeste, inondazioni e ondate di caldo più forti. Parlare potrebbe sembrare poco: ma come ha scritto, tra l’altro, la giornalista ambientale Sara Peach su National Geographic, Scientific American): parlare, è il campo fertile in cui inizia il cambiamento culturale; in sua assenza, è impossibile per un gruppo di persone risolvere un problema. Inoltre, i sondaggi mostrano che la maggior parte di noi non parla di cambiamento climatico. Ecco perché avere una conversazione è il primo passo fondamentale per catalizzare l'azione, ed è qualcosa che tutti possiamo fare. Discutere, a volte implica incoraggiare gli altri ad agire: come chiedere dove va il cibo avanzato nei ristoranti o se prenderebbe in considerazione la possibilità di fissare obiettivi climatici basati sulla scienza. Possiamo anche usare la nostra voce, o come in questo caso le mie riflessioni che sto pubblicando, per assicurarci che le nostre banche e i nostri governi sappiano che la scienza è chiara: nessun nuovo sviluppo di combustibili fossili è possibile se vogliamo raggiungere l'obiettivo dell'accordo di Parigi di limitare il riscaldamento a meno di 1,5 gradi Celsius. Altre volte, potremmo conversare con un amico o un parente mentre stiamo facendo colazione o stiamo sorseggiando un aperitivo. Ed è così che rendiamo contagioso il cambiamento. Il passaggio all'energia pulita fa risparmiare denaro alle persone: Sapevi che l'energia solare è ora la forma più economica di elettricità che gli esseri umani abbiano mai avuto? Elimina anche l'inquinamento atmosferico da combustibili fossili che uccide circa 10 milioni di persone in tutto il mondo ogni anno. Ridurre i nostri sprechi alimentari e rendere le nostre colture resistenti al clima, garantisce risorse alimentari più abbondanti. E, cosa più importante, queste soluzioni portano ad un pianeta più sicuro e vivibile. Possiamo iniziare con una conversazione da subito, anche qui, aprendo un post: sul perché il cambiamento climatico è importante e su come sta influenzando le persone, i luoghi e le cose che amiamo. Anche da questo mio blog, possiamo esplorare cosa possiamo fare insieme. Discutendone, sono convinto che possiamo creare un futuro migliore e più resiliente che protegga le persone e i luoghi che amiamo. Il nostro futuro, anche se appartiene alle prossime generazioni, è nelle nostre mani. |
Solo le transizioni ecologiche ed energetiche possono conciliare la crescita economica e il perseguimento l'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile di tutti i paesi del mondo. Oggigiorno è impensabile scindere la transizione ecologica da quella energetica, considerando specialmente quanto la produzione energetica stessa derivi, per la sua grande maggioranza, da fonti di energia non rinnovabili e/o collocate all’estero: questo meccanismo da una parte fa sprecare risorse economiche per la compravendita di energia estera e dall’altra rinforza la grande opportunità di usufruire di una fonte che invece abbiamo disponibile gratuitamente e in abbondanza: il sole, quanto per citarne una. L’avvento di nuove forze della circular and green economy (Economia circolare e verde), un alleato strategico dello sviluppo sostenibile, ben si interfacciano e sono complementari a questa filiera già esistente. Le attività umane sono sul punto di generare una sesta estinzione di massa! Tuttavia, la biodiversità della fauna, della flora marina e terrestre, ovvero la ricchezza della vita sulla Terra, contribuiscono alla resilienza dei nostri ecosistemi di fronte al cambiamento climatico. La loro conservazione è imperativa perché ci forniscono servizi essenziali per la nostra vita quotidiana, l'approvvigionamento di risorse naturali e il benessere culturale. Cultura e benessere, coprono le differenze nazionali nella soddisfazione della vita e il ruolo dei fattori culturali nel produrre queste differenze. La cosiddetta cultura sussidiaria contribuisce al benessere collettivo: partecipare ad attività sociali e di volontariato migliora la qualità della vita, facilita la ricerca di un lavoro e riduce il rischio di povertà. La diagnosi del nostro attuale modello di sviluppo è chiara: si fa poco o niente per affrontare le disuguaglianze. Peggio ancora, partecipa all'aggravamento di queste, mentre degrada il nostro pianeta. Solo le transizioni ecologiche ed energetiche possono conciliare la crescita economica e il perseguimento dell'agenda sociale di tutti i paesi del mondo. ECONOMIA CIRCOLARE I concetti di economia circolare ed economia verde condividono lo stesso principio: vale a dire, "adattare o trasformare l'economia attuale verso un'economia più sostenibile". Questo nuovo modello economico è stato sviluppato per sconfiggere il modello tradizionale basato sul principio prendere, fare e smaltire, chiamato anche e |
L'emergenza climatica ha e continuerà ad avere profonde implicazioni per la salute dell'umanità che passa attraverso il rispetto dell'ambiente e per gli esodi forzati correlati al cambiamento climatico e alle catastrofi naturali. Le più grandi e potenti organizzazioni di lobbying aziendali della California, Big Oil e Big Gas continuano a farla da padroni. Il colpo di calore, una forma di ipertermia accompagnata da una risposta infiammatoria sistemica che provoca una disfunzione multi-organo che può portare al decesso, è all’attenzione di meteorologi, medici ed istituzioni internazionali in tutto il mondo, con così tanti giorni consecutivi di caldo eccessivo. Raccomandano, pertanto, alle persone di limitare la loro esposizione all'aperto e di conoscere i segni premonitori del colpo di calore. In che modo il caldo estremo ha un impatto sulla mente e sul corpo? CONOSCERE I SEGNI Dalla forte sudorazione e vertigini agli spasmi muscolari e persino al vomito, gli esperti affermano che è probabile che il colpo di calore diventi più comune. Nei prossimi decenni, si prevede che l’umanità sperimenterà temperature più elevate e ovviamente colpi di calore più intensi. La più grave malattia correlata al calore si verifica quando il corpo perde la sua capacità di sudare. La pelle diventa calda e rossa e il polso accelera quando la temperatura corporea della persona sale a 39°C o superiore. Inizia con il mal di testa, insieme a nausea, confusione e persino svenimento. Jon Femling Jon Femling, medico specializzato in medicina d’urgenza e scienziato presso l’Università del New Mexico, ha affermato che il corpo cerca di compensare pompando sangue sulla pelle per rinfrescarsi. E più una persona respira, più perde liquidi, diventando la pelle sempre più disidratata. Possono essere persi, durante la sudorazione, anche importanti elettroliti come il sodio e il potassio. "Quindi una delle prime cose che succede è che i tuoi muscoli iniziano a sentirsi stanchi mentre il tuo corpo inizia a deviare, e poi puoi iniziare ad avere danni agli organi dove i tuoi reni non funzionano, la tua milza, il tuo fegato. Se le cose si mettono davvero male, allora inizi a non irrorare il tuo cervello allo stesso modo", ha detto Femling. |